venerdì 6 febbraio 2015

In memoria dei Martiri delle Foibe e dell'Esodo giuliano

 
 
In occasione del Giorno del Ricordo, l'associazione Gioventù Aversana con il Comitato 10 Febbraio Aversa commemorerà la tragedia degli infoibamenti degli italiani della Venezia Giulia e dell'Esodo degli istriano-fiumano-dalmati al termine della Seconda Guerra Mondiale. All'ingresso dell'ex Campo Profughi di Aversa, che per decenni ospitò gli esuli delle province orientali occupate dalla Jugoslavia, sarà deposto un omaggio floreale alla base del vecchio pennone alle ore 19.30 di martedì 10 febbraio 2015.

giovedì 18 dicembre 2014

Jommelli Cimarosa Festival

 
 
E' ormai giunto alle battute finali il Jommelli-Cimarosa Festival, l'evento organizzato dal Comune di Aversa per commemorare il trecentesimo anniversario dalla nascita di Niccolò Jommelli, uno dei due grandi musicisti settecenteschi nati nella cittadina normanna. Dopo una lunga carrellata di concerti, convegni ed omaggi musicali, la manifestazione toccherà il suo culmine venerdì 19 dicembre con la rappresentazione de "Il trionfo di Clelia", opera seria in tre atti musicata da Jommelli su libretto di Pietro Metastasio, che verrà nuovamente rappresentata per la prima volta dopo duecentoquarant'anni presso il Teatro Cimarosa a cura dell'associazione Malibran, con inizio alle ore 20.00. Sabato 20 dicembre invece, alle 20.30, presso la chiesa dell'Annunziata, sarà presentato il volume "Jommelli, il musicista galantuomo" prima biografia organica del compositore aversano, realizzata dal giornalista Nicola De Chiara .

lunedì 17 novembre 2014

Giuseppe Mazzini patriota e pensatore politico

 
 
Il 22 giugno (o, come dicono alcuni testi, il 22 maggio) del 1805 nacque a Genova Giuseppe Mazzini, l’apostolo dell’unità d’Italia. E’ difficile credere che esista oggi in Italia una persona che non conosca almeno di nome il grande Genovese. Molti ricordano: che fu l’organizzatore della Giovine Italia e della Giovine Europa; che sacrificò l’intera sua vita per l’ideale di una “Italia una, libera, indipendente e repubblicana”; che, direttamente o indirettamente, suscitò i cosiddetti “moti mazziniani”, e così via dicendo.
 
Pochi, però, sono in condizione di ripetere anche i motivi ideali della sua azione, la “filosofia” che fu dietro di essa. Richiamiamo, allora, alla memoria tali motivi, almeno nelle loro linee essenziali. Sicuramente fu un romantico fin nel profondo dell’anima. Infatti riteneva che la vita di ogni uomo è degna di essere vissuta soltanto se è spesa per concorrere a realizzare grandi ideali, come, ad esempio, quello dall’unità repubblicana del nostro Paese o dell’unione europea; inoltre, per questo ideale, nonostante potesse condurre una vita agiata e non priva di onori grazie alle grandi qualità di giornalista e di scrittore che indubbiamente aveva e la laurea in legge conseguita nel 1827, scelse prima la via della cospirazione all’interno della Carboneria e, poi, divenuto critico nei confronti di questa, promosse iniziative varie a causa delle quali, senza esitazioni, si espose a processi, detenzione, condanne a morte, persecuzioni, esilio, miseria, che lo accompagnarono per più di quarant’anni della sua esistenza. Il motivo di ciò era la sua convinzione che la vita è una missione e che la sua legge suprema è il dovere. Questa idea assimilò fin da piccolo ascoltando il padre Giacomo, medico e professore universitario, ex giacobino, e la madre Maria Drago, persona di alta sensibilità morale e religiosa, tendente verso il giansenismo. Per lui l’agire di ogni uomo è inserito nel vasto disegno del progresso del genere umano, voluto da Dio per il bene delle nazioni e dell’umanità intera. Mazzini nominava spesso Dio, ma non lo concepiva nella forma della trascendenza cristiana, bensì come volontà morale, che disciplina le azioni degli uomini dall’interno delle loro coscienze e che spinge i popoli verso la luce del progresso, in altre parole come spirito presente nella storia ed identificantesi con l’umanità stessa. Nel capitolo II di quel testo che è stato definito “la summa dei suoi pensieri”, cioè Dei doveri dell’uomo (cfr. in Scritti politici di G. Mazzini, a cura di Grandi e di Comba, UTET, Torino 1987), ad esempio, scrisse: “Dio, creando la vita, ha donato ad essa come legge un perfezionamento indefinito, una capacità di salire per una serie indeterminata di gradi verso l’ideale supremo.”; “Dio vive nella nostra coscienza, nella coscienza dell’umanità, nell’universo che ci circonda. … … … L’universo lo manifesta coll’ordine, coll’armonia, coll’intelligenza dei suoi moti e delle sue leggi.”.
 
Certamente questo senso del divino nel mondo in Mazzini era frutto di un’intuizione non di una dottrina, nasceva da una sua disposizione spirituale e non da una teoria vera e propria. Per questo motivo nello stesso testo egli affermò anche: “Dio esiste. Io non debbo né voglio provarvelo: tentarlo mi sembrerebbe bestemmia, come negarlo è follia. … …Dio esiste” e “l’Umanità è il suo profeta.” (Ivi). Sospinti, quindi, da questa legge divina i popoli debbono compiere ogni sforzo per adempiere alla loro missione di emanciparsi dalla dipendenza straniera, costituirsi in unità e migliorare le proprie condizioni politiche e sociali per il bene proprio e per favorire la concordia universale: Dio vuole questo e perciò parla al popolo e lo guida nello sforzo del proprio riscatto. “Dio e popolo” sono, quindi, i due poli dell’asse su cui si muove la storia d’Italia o, in ogni nazione, la storia di quella nazione. Secondo lui quest’ultima, poi, è un organismo vivente che trascende i singoli individui ed opera in armonia con le altre nazioni, è “l’ universalità de’ cittadini parlanti la stessa favella, associati, con eguaglianza di diritti civili e politici, all’intento comune di sviluppare e perfezionare progressivamente le forze sociali e l’attività di quelle forze. … … (essa) è sola sovrana.” (da: I collaboratori della “Giovine Italia” ai loro concittadini, in Scritti politici, op. cit., p.316). Per questa visione della vita: fu contrario al sensismo illuministico e alla “teorica dei diritti” che si appoggiava su di essa; esaltò l’idea che per sostenere il benessere di tutti gli individui e i popoli, più che i diritti dovessero essere esaltati i doveri degli uomini; sostenne che l’esaltazione dei doveri dovesse prendere le mosse proprio da una concezione religiosa della vita, in modo che tutti i valori veri dell’esistenza trovassero unificazione in Dio. Per questo motivo negli stessi Doveri, rivolgendosi agli operai a cui dedicò l’opera nel 1860, affermò: “L’origine dei vostri doveri sta in Dio. La definizione dei vostri doveri sta nella sua legge. La scoperta progressiva, e l’applicazione della sua legge appartengono all’Umanità.”. Il rapporto tra Dio e l’umanità, inoltre, secondo il patriota genovese, assume forme concrete nella nazione e nel suo genio. In modo particolare, per l’Italia tale rapporto si realizza in una terza missione di Roma: “Albeggia oggi per la nostra Italia una terza missione: di tanto più vasta quanto più grande e potente dei Cesari e dei Papi sarà il POPOLO ITALIANO, la patria una e libera che voi dovete fondare. Il presentimento di questa missione agita l’Europa e tiene incatenati all’Italia l’occhio e il pensiero delle nazioni.” (Dei doveri ecc., cit., cap. V).
 
La missione assegnata all’Italia, dunque – secondo il Mazzini- non era quella di una potenza politico-militare, ma un impegno di solidarietà e di libertà e per questo motivo egli affermava spesso che amava la propria patria in quanto amava tutte le patrie e fondò nel 1834 la “Giovine Europa”, nonostante che nel 1831 aveva fondato la “Giovine Italia”. Per attuare questo sogno italiano di unità e di prestigio non bastavano la propaganda e l’affiliazione promossa dalla Giovine Italia. Esse potevano essere sufficienti per riscuotere il consenso di quegli spiriti nobili già pronti per la loro “missione”, ma non per svegliare la totalità degli italiani. Era perciò necessario scuotere le coscienze anche attraverso l’azione educativa e rivoluzionaria. Ciò spiega il secondo famoso motto mazziniano “Pensiero ed azione”. Egli pensava che soltanto la coscienza emancipa i popoli e la moralità chiarifica la missione della vita, dà slancio all’ideale, fa crescere la forza del dovere e del sacrifico per l’azione, consentendo la formazione di uomini disposti anche all’estremo sacrificio della vita per l’emancipazione di se stessi, per la libertà della patria e per il progresso dei popoli. Nell’impegno politico entrava così come forza determinante anche il tema dell’educazione. Questa secondo lui doveva essere intesa come “e–ducere”, “cavar fuori” quanto è nell’animo, far germogliare nelle coscienze il senso della propria missione civile e politica. E per realizzare ciò erano indispensabili la propaganda nazionale, l’attività pedagogica di elevazione morale e religiosa, e l’azione esemplare di giovani patrioti che insorgono contro i despoti e, se necessario, muoiono per il loro nobile scopo. Per questo motivo, a quanti gli rimproveravano di mandare allo sbaraglio i suoi seguaci, rispondeva che il martirio, se avviene per nobili ideali, non è sterile e che si deve insorgere per poter educare e si deve educare per potere insorgere. L’educazione non fu oggetto di studio specifico ed approfondito da parte dell’Apostolo genovese, che, comunque per sette anni, a partire dal 1841, a Londra, organizzò e condusse una scuola elementare popolare e gratuita per i piccoli “suonatori d’organino” di origine italiana, presenti in quella città. Secondo lui l’attività educativa deve essere innanzitutto di tipo morale. Rivolgendosi ai genitori dei suoi alunni, infatti, scrisse al riguardo: “La distinzione fra gli uomini i quali vi offrono più o meno istruzione e quei che vi predicano educazione è più grave che non pensate. … … l’educazione è la manifestazione del programma sociale … … insegna quale sia il Bene sociale … … senza di essa, l’istruzione sarebbe come una leva mancante d’un appoggio”. Includeva, poi, in questo insegnamento “… un corso di nazionalità comprendente un quadro sommario dei progressi dell’Umanità, la Storia Patria e l’esposizione popolare dei principi che reggono la legislazione del paese” oltre che l’apprendimento dei principi dell’eguaglianza e dell’amore, perché senza questo apprendimento i giovani non “possono, cresciuti a gioventù, affratellarsi in concordia di opere e rappresentare in sé l’unità del paese”. (Dei doveri ecc., cap. X.). Accanto a questa educazione morale, poi poneva l’istruzione che “somministra i mezzi per praticare ciò che l’educazione insegna”. Rientravano nei compiti dell’istruzione quelli di far apprendere a leggere, a scrivere, l’aritmetica, “un po’ di geografia, disegno elementare”. La domenica venivano trattate la storia patria, le vite dei grandi, le nozioni più importanti di fisica e altri argomenti che via via venivano considerati “giovevoli a secondare e innalzare quelle rozze menti, intorpidite dalla miseria e dalla abbietta soggezione ad altri uomini” (Ivi).
 
Momenti del suo impegno civile e politico furono dedicati anche alle questioni sociali. Il suo messaggio su questo terreno fu rivolto a tutta la nazione, che intese romanticamente come un corpo unitario, privo di divisioni sociali, salvo quella relativa alla distinzione fra la “classe più numerosa e più povera” e le “minoranze privilegiate”. Riparato a Londra a partire dal 1837, lì poté esaminare direttamente i problemi del proletariato industriale e fondò una Unione degli operai italiani, che fu il primo esempio di organizzazione operaia nel nostro Paese. Così alla precedente opposizione tra ricchi e poveri sostituì quella più attuale tra proprietari e proletari e impegnò le sue energie per una società non lacerata dai conflitti di classe, in cui capitale e lavoro fossero nelle stesse mani. Per questo motivo criticò fermamente la dottrina marxista e abbozzò il progetto di una soluzione cooperativistica all’organizzazione del lavoro.
 
Prof. Antonio Serpico - tratto da L'ECO DI AVERSA

domenica 28 settembre 2014

Un caso di giustizia

 
La condanna di Luigi De Magistris, ex magistrato d’assalto e sindaco “Masaniello” di Napoli, ha scatenato i fedeli osservanti  della religione carceraria a difesa del profeta condannato dai suoi stessi sacerdoti. La sentenza, e fino all’altro ieri le “sentenze della magistratura” avevano un’aura sacrale, è improvvisamente divenuta frutto di un complotto, di giudici collusi, che secondo Giggino sparame ‘mpietto dovrebbero “vergognarsi e dimettersi”, con i poteri che vorrebbero far fuori un “sindaco scomodo”.   
Ora non si spiega per quale motivo quando questi argomenti sono usati da un Berlusconi, un Formigoni o un Cosentino qualunque sarebbero atteggiamenti eversivi mentre se usati dall’ex magistrato De Magistris  siano legittime espressioni di amarezza di un innocente onesto. Dal punto di vista processuale della famigerata Why Not resta ben poco, qualche pesce piccolo condannato mentre la stragrande maggioranza degli imputati risultano assolti o archiviati, gli stessi Prodi e Mastella sono stati prosciolti in corso d’istruttoria e proprio le modalità di acquisizione delle intercettazioni sugli allora premier e ministro della giustizia hanno portato Giggino l’arancione alla condanna. Col suo consulente Gioacchino Genchi, questurino informatico già santificato da Marco Travaglio, De Magistris ha acquisito in modo illegittimo i tabulati telefonici del presidente di alcuni parlamentari  senza chiedere la obbligatoria autorizzazione alla camera alla quale appartenevano, per questo sono stati entrambi condannati a 15 mesi di reclusione. Se le “sentenze si rispettano” allora devono rispettarsi sempre e dunque anche il buon Giggino deve rassegnarsi al fatto d’essere stato condannato , sia pur in primo grado, e di dover sottostare alla sospensione prevista dalla legge Severino  come già capitato ad altri sindaci. L’uso della legalità a giorni alterni è ipocrita, specie da parte di certi professionisti del giustizialismo da bar e dell’anti-mafia-anti-camorra-legalità a tanto al metro. Il reato che De Magistris avrebbe commesso secondo i giudici è peraltro gravissimo, perché come cittadino  mi sento molto più minacciato da un magistrato che impunemente possa entrare nelle vite private calpestando ogni garanzia e abusando del proprio ruolo piuttosto che da un imprenditore che sottrae miliardi al fisco, perché valuto la libertà ben più importante di qualunque tassa. Il sindaco di Napoli, che ha costruito tutte le sue fortune politiche sull’ondata giustizialista, è rimasto travolto da un sistema perverso e schizofrenico qual è la macchina della giustizia italiana, una macchina a cui egli stesso ha dato una forte accelerazione e che ora non può disconoscere senza mettere in crisi la sua stessa identità mediatico-politica. E questo è poi un grande punto troppo spesso ignorato del personaggio, il suo essere politicamente nullo, il suo non rappresentare null’altro che sé stesso, la propria boria, la propria voglia di rivalsa e di affermazione personale, per questo la condanna, al di là di tutto, rischia di distruggere l’identità politica di un individuo privo di substrato ideologico, privo di reali capacità di gestione, come hanno dimostrato questi anni da sindaco, privo di un reale programma che non sia l’autopromozione di sé stesso. Dalle parti di Napoli c’è un termine, poco traducibile in italiano, che descrive alla perfezione il sempre accigliato primo cittadino partenopeo: è nu chiachiello!
Però a De Magistris va riconosciuto, anche se lui non riserverebbe mai lo stesso trattamento ai suoi avversari, il merito di voler resistere, perché deve essere chiaro sempre che le cariche elettive sono affidate e revocate dalla volontà popolare e non possono essere soggette alla tutela giudiziaria.  

mercoledì 30 luglio 2014

Pace e libertà per Gaza

Vicini alla sofferenza del popolo palestinese che a Gaza è vittima di un brutale e indiscriminato  attacco israeliano.
 
 

mercoledì 23 aprile 2014

Si inaugura il Museo Militare


Nella mattinata di sabato 26 aprile il Civico Museo di Storia Militare di Aversa sarà inaugurato ufficialmente dal sindaco della città normanna Giuseppe Sagliocco e dal presidente dell'Associazione Gioventù Aversana Salvatore de Chiara. Dopo un lungo periodo di chiusura necessario ad effettuare urgenti lavori di manutenzione il museo riaprirà nuovamente i battenti mostrando le proprie collezioni riorganizzate ed arricchite. Ospitato nei locali del centro "Caianiello", presso l'ex macello comunale, il museo nasce dalla collaborazione tra l'associazione Gioventu' Aversana ed il Comune di Aversa per recuperare e valorizzare il patrimonio documentale e di cimeli storici custodito dalle associazioni d'arma della città. In particolare il museo raccoglie al momento reperti provenienti in gran parte dalla raccolta della ass. Naz del Fante e da alcuni collezionisti privati, offrendo un panorama sulla "storia con le stellette" che va dal periodo risorgimentale fino alla fine del '900. Si tratta di un importante presidio di storia per la città di Aversa, inpegnato a riscoprire e far conoscere uno degli aspetti meno conosciuti della nostra comunità locale.

mercoledì 12 marzo 2014

La vera storia del brigante Curcio


Secondo ricorrenti didascalie di questa foto, ripresa in diversi testi, il personaggio morto o moribondo ritratto nel mezzo sarebbe il brigante Curcio, personaggio che, secondo certe interpretazioni “alternative” degli eventi verificatisi nelle province del sud Italia nel periodo risorgimentale, sarebbe stato nativo di Aversa e si sarebbe opposto in armi alle truppe italiane finendo poi fucilato ed esposto come monito nel 1870. Sulle ali di un male interpretato sentimento di orgoglio meridionalista si sono moltiplicate, negli ultimi anni, le ricostruzioni tendenti distruggere la consolidata storiografia risorgimentale e così, nell’ottica di chi vede garibaldini e piemontesi come una banda di predoni calati a rapinare il ricco meridione, quelli che all’epoca furono chiamati briganti, e che in massima parte furono effettivamente criminali comuni, divengono puntualmente eroici difensori del popolo. Anche ad Aversa ci si è affrettati a scegliersi il proprio “paladino brigantesco” rivendicando l’aversanità di tale Antonio Curcio ed attribuendogli mirabolanti imprese ed fine una gloriosa sulla quale è però il caso di fare piena luce.


In realtà si è trattato di un equivoco generato dalla confusione di nomi e date in cui sono caduti diversi autori, ma è stato sufficiente un controllo presso l’archivio storico fotografico Alinari ed una più attenta lettura delle fonti d’epoca per chiarire l’identità e la provenienza del famigerato brigante. Antonio Giuseppe Jovine, detto “Curcio”, nacque in un luogo imprecisato nelle campagne tra l’acerrano e il nolano in una famiglia di contadini. Intorno al 1860 dopo alcuni furtarelli di ortaggi e frutta in diverse masserie di Acerra si diede alla macchia facendosi arruolare nella banda dei fratelli La Gala, responsabile di rapimenti e rapine tra Nola e le montagne attorno a Cervinara dove i banditi avevano il loro principale rifugio. Dopo un fallito tentativo di alleanza con il più noto e potente capobrigante del meridione, Carmine Crocco, la banda La Gala tenterà di imitarne la tattiche dando l’assalto ad interi municipi e sfidando in campo aperto le truppe governative dalle quali fu ripetutamente battuta finendo per frazionarsi in formazioni più piccole all’inizio del 1862. Fu in questo periodo che Curcio emerse come capo autonomo radunando un piccolo numero di briganti delle bande maggiori e continuando la pratica delle estorsioni, dei furti e dei rapimenti a scopo di riscatto nei dintorni di Acerra, riuscì a sfuggire più volte alla cattura grazie ad una rete di protettori ed informatori, anche all’interno delle forze di polizia, che egli stipendiava regolarmente. Furono propri due suoi ex fiancheggiatori militi della Guardia Nazionale, i fratelli Mugnolo di Acerra, che lo tradirono temendo che l’arresto di un loro parente potesse svelare la loro complicità con i briganti e sperando di incassare la taglia che pendeva su Curcio, il 2 novembre 1864 organizzarono dunque una trappola presso il suo rifugio abituale e lo pugnalarono ripetutamente, quindi, credutolo morto, ne uccisero la compagna Angela Zimaldone e corsero a denunciare l’accaduto per intascare la ricompensa.

Curcio, benché gravemente ferito, sopravvisse il tempo sufficiente per essere arrestato e fotografato vivo da un reparto di bersaglieri e guardie nazionali al comando del Maggiore Annibale Manlio al quale confessa i nomi dei propri complici divenuti suoi assassini che verranno condannati ai lavori forzati nel 1865. Il brigante morirà per le ferite dopo tre giorni di agonia il 5 novembre 1864. Questa è stata la storia di un criminale comune che nulla ebbe di eroico e che, malgrado certe superficiali attribuzioni, nulla ebbe a che vedere con Aversa.

Salvatore de Chiara



bibliografia

- Pasquale Cicchella, Il brigantaggio post-unitario nella campagna acerrana, Artéria Edizioni, 2006

- Giuseppe Viola, I ricordi miei, Acerra 1906

- A.S.C., Fondo processi politici, Tribunale S. Maria Capua Vetere

lunedì 3 marzo 2014

Gioventù Aversana è una soltanto

A seguito di diverse segnalazioni e richieste di chiarimenti giunteci ci preme precisare che il gruppo "Giovani Aversani", recentemente apparso su alcuni social media, non è in alcun modo collegato all'ODV Associazione GIOVENTU' AVERSANA e non ha alcun legame con essa. Si rammenta inoltre che l'appellativo "giovani aversani" è correntemente usato dai soci dell'Associazione sin dalla sua fondazione. Per ogni sua iniziativa l'Associazione GIOVENTU' AVERSANA utilizza sempre e soltanto il proprio nome ed il proprio simbolo e non svolge alcuna attività in forma anonima, invitiamo tutti gli aversani a prestare attenzione ed a non cadere in errore.

sabato 8 febbraio 2014

10 febbraio: NON SCORDO!


In occasione del “Giorno del Ricordo” in memoria delle vittime delle foibe e dell’esodo degli istriano-fiumano-dalmati, il Comitato 10 Febbraio – Aversa, rinnoverà la sua commemorazione del martirio delle genti giuliane con una fiaccolata che, muovendo dalla chiesa dell’Annunziata alle ore 18.30, percorrerà via Roma per giungere poi al Parco Pozzi, ove verrà deposto un omaggio floreale all’ingresso di quello che fu il campo profughi baraccato di Aversa che dalla fine della seconda guerra mondiale fino agli anni ’70 ospitò proprio gli esuli dall’Istria, da Fiume e dalla Dalmazia. L’iniziativa, promossa in primis dall’associazione Gioventù Aversana, vuole farsi carico di perpetuare il dovere del ricordo di una delle pagine più tragiche e troppo a lungo nascoste della storia nazionale, nella quale Aversa ha avuto un importante ruolo di accoglienza.






lunedì 30 dicembre 2013

Torna in edicola il VARIANTE



Torna nelle edicole aversane IL VARIANTE, il secondo numero speciale del giornale edito dall'associazione Gioventù Aversana sarà disponibile dal 30 dicembre. All'interno, tra gli altri, articoli di Paride Pellegrino, Salvatore de Chiara ed una toccante poesia di Rita Venditto per un progetto editoriale e comunicativo che si rinnova restando fedele alla propria identità. 

lunedì 23 dicembre 2013

Buone Feste!





Il presidente e tutti i soci dell'associazione Gioventù Aversana augurano ai lettori di questo blog un felice Natale ed uno splendido anno nuovo.

domenica 24 novembre 2013

Che fretta c'era?


Tra meno di cinque giorni il senato voterà sulla decadenza di Silvio Berlusconi, concludendo la lunga parabola politica del leader del centrodestra che dovrà così rinunciare al proprio ruolo a seguito della sentenza di colpevolezza sulla vicenda diritti tv Mediaset. Il voto è conseguenza della legge Severino che, approvata a furor di popolo lo scorso anno, sanziona con la decadenza dalle cariche elettive i condannati con pene superiori ai due anni e Berlusconi, condannato in via definitiva a 4 anni per frode fiscale, ricadrebbe sotto le prescrizioni della norma. La vicenda però si incrocia con percorsi paralleli, poichè, se da un lato la difesa del cavaliere sostiene l'incostituzionalità della applicazione retroattiva della Severino per la quale è pendente un ricorso innanzi alla Corte per i Diritti dell'Uomo di Strasburgo, dall'altro, a Berlusconi è già stata comminata una interdizione di due anni dai pubblici uffici quale pena accessoria per la stessa sentenza per frode fiscale sui diritti tv.

Si è allora di fronte ad un assurdo, in base al quale si sta per andare a votare sulla decadenza di un senatore che in ogni caso sarà dichiarato interdetto tra gennaio e febbraio, salvo ulteriori appelli. Ma se l'interdizione porterà autonomamente all'uscita di Silvio Berlusconi dal parlamento non si comprende la fretta che il principale alleato di governo del fu PDL, il Partito Democratico, ha avuto nella gestione dell'intera vicenda. La discussione in giunta per le immunità è stata portata avanti a tamburo battente, senza consentire ritardi, con una calendarizzazione della discussione in aula imposta entro la fine di novembre con la inconsueta modalità del voto palese in luogo di quello segreto. Eppure è evidente il motivo per il quale, senza attendere ulteriori pronunce, senza richiedere pareri agli organi di giustizia europei, il PD e il movimento 5 Stelle si apprestano ad espellere il senatore Berlusconi dal parlamento: il motivo risiede in una sorta di peccato originale di cui, secondo l'elettorato di riferimento democratico e grillino, sarebbe macchiata la storia politica berlusconiana. Egli è da sempre stato considerato "indegno" di sedere tra i banchi del parlamento, il pur ampio consenso elettorale di cui ha sempre goduto è sempre stato considerato spurio, illegittimo, poichè quei voti, sempre secondo la vulgata sinistroide-democratica-travagliana, sono stati ottenuti con le menzogne, con l'appoggio della mafia, con la narcotizzazione e la manipolazione delle coscienze attraverso il controllo dell'informazione e attraverso i modelli propinati dalle sue reti televisive. I voti di Berlusconi sono sempre stati considerati meno degni di essere rappresentati rispetto agli altri, voti senza valore, che facevano dell'esponente di centrodestra un perenne abusivo nell'immaginario dell'elettorato antiberlusconiano. E' dunque una occassione troppo ghiotta per non essere sfruttata, per la prima volta il PD, dopo anni di delusioni, può superare il proprio complesso di frustrazione di fronte al nemico Berlusconi, per la prima volta, dopo tante sconfitte sfuggite di mano quando sembravano già acquisite, la fine del "tiranno" dipende soltanto dal suo voto, senza più attendere le bizze di un popolo che per la dirigenza piddina è ignorante e traviato. Potrà finalmente presentarsi innanzi al suo elettorato brandendo la testa del nemico sconfitto (quello che probabilmente sarà l'unico risultato di questa travagliata e abulica legislatura).

Si realizzerà così il sogno proibito coltivato da due decenni da girotondini, antagonisti, democrats, grillini, viola e arancioni, volenterosi e intellettuali radical chic: la cacciata di Berlusconi. Potranno finalmente festeggiare la "liberazione" e gridare al tiranno imbonitore: "qui i tuoi voti comprati non valgono, fuori da qui razza di malfattore! Noi che siamo legittimati ad essere eletti ti espelliamo e ti additiamo alla pubblica indignazione!"; questa in sostanza è la motivazione di tanta fretta, la pretesa illegittimità originaria della presenza di Berlusconi in parlamento. Nel mentre la finanziaria arriva in aula col suo carico di batoste agli italiani, parlamento e opinione pubblica si accaniranno nel maramaldesco tentativo di uccidere un uomo ormai politicamente finito.

martedì 20 agosto 2013

20 agosto 2013 - 70° anniversario del bombardamento di Aversa


Nei primi tre anni di guerra Aversa, nonostante la presenza di varie infrastrutture di interesse militare, fu immune da bombardamenti, probabilmente anche a causa dell’esistenza sul territorio cittadino dei due vasti complessi sanitari dell’Ospedale Militare Alessandro Mussolini dell’Ospedale Psichiatrico Santa Maria Maddalena. Si diffuse anche la convinzione popolare che la città sarebbe stata risparmiata da attacchi aerei grazie all’intercessione dei parenti del famoso colonnello Stevens di Radio Londra che dimoravamo ad Aversa. Ma purtroppo nessuna protezione, né reale né presunta, fu utile a salvare la città quando nell’estate del 1943, dopo la destituzione di Mussolini, gli anglo-americani tentarono la spallata definitiva sul fronte italiano col duplice intento di fiaccare le residue intenzioni di resistenza da parte dell’Italia e indurre il nuovo governo Badoglio alla capitolazione e di impedire alle forze tedesche sulla penisola, già in ritirata dalla Calabria, di organizzare un efficace dispositivo di difesa. In questo periodo emerse la rilevanza di Aversa nel quadro strategico più ampio che vedeva i tedeschi operare a nord di Napoli per disporre di forze sufficienti sia per la difesa del capoluogo che per contrastare un eventuale sbarco sul litorale Domizio. In questa ottica i due scali ferroviari della città, quello civile e quello merci situato nell’attuale territorio di Gricignano, costituivano un importante snodo per il transito di truppe e materiali tra l’area di Napoli e la linea di resistenza approntata sul Volturno.

Dopo che alcune azioni di bombardamento sui paesi vicini l’avevano soltanto lambita, causando però alcune vittime nel mese di luglio, la prima incursione aerea colpì Aversa nella giornata del 20 agosto del 1943, in una calda giornata di fine estate nella quale gli aversani facevano i conti con le ristrettezze del momento e le incertezze dell’avvenire a meno di un mese dalla fine del regime fascista, a sganciare le bombe, in pieno giorno, furono bombardieri americani del tipo B-17 e B-26 della Northwest African Strategic Air Force un comando aeronautico costituito in Tunisia appositamente per supportare l’invasione dell’Italia. Nella stessa giornata si susseguirono ben tre distinte azioni di bombardamento a partire dalle 11.00 del mattino, nel corso della prima venne centrata la stazione ferroviaria che fu completamente sventrata mentre danni minori interessarono la linea ferroviaria che non fu interrotta ma le bombe causarono l’esplosione di un carico di munizioni allora presente in stazione e la morte di una quarantina di soldati italiani e tedeschi. Le successive incursioni invece interessarono lo scalo merci subito a nord della città, che subì soltanto lievi danni, e la zona del distretto militare che però non fu colpito mentre una bomba centrò la vicina chiesa di San Biagio scoperchiandola ed alcuni ordigni di minore portata caddero non lontano dal duomo provocando solo lievissimi danni. Più ingenti invece i danni riportati dalla sede del Comune e dal macello cittadino, ma fortunatamente furono soltanto due le vittime civili della giornata. Assai diffusi invece i danni alle abitazioni civili: danneggiato seriamente il Molino De Simone, scoperchiati molti tetti tra via Diaz e piazza Vittorio Emanuele III, danni anche al quartiere Savignano. Da quel giorno gli aversani impararono a convivere col terrore delle bombe e la nenia delle sirene antiaeree e riscoprirono le antiche cavità del sottosuolo cittadino che vennero rapidamente riadattate a rifugi ma molti ritennero di fuggire nelle grotte nei dintorni di Napoli per sottrarsi alla furia delle fortezze volanti.

Salvatore de Chiara

martedì 25 giugno 2013

Ad Aversa il Museo Militare


Nasce ad Aversa, grazie alla collaborazione tra l'Associazione Gioventù Aversana, l'Associazione del Fante e l'Amministrazione Comunale il Museo Civico di Storia Militare. Il museo, ospitato nei locali dell'ex Macello, raccoglie la ricca collezione di cimeli e documenti raccolti in oltre sessant'anni dalla gloriosa sezione "Carmine Marino" dei fanti aversani ed espone alcuni prestiti di collezioni private arrivando ad abbracciare un arco temporale che va dall'epoca risorgimentale fino agli anni '80 del XX secolo. L'intero progetto è stato realizzato dai volontari di GA col fondamentale apporto del sindaco Sagliocco che ha garantito la messa a disposizione ed il riattamento degli spazi. Attualmente il curatore è Salvatore de Chiara, giornalista ed esperto di storia militare. Il museo, che sarà inugurato a breve, offre però dal mese di luglio la possibilità di visite sperimentali con aperture straordinarie, per info gioventuaversana@virgilio.it - milit.salva@libero.it 

martedì 26 marzo 2013

Dignità



Tutta l'associazione Gioventù Aversana esprime la massima solidarietà dei suoi iscritti ai fucilieri di marina Girone e Latorre ed alle loro famiglie colpite dal dramma una vicenda tragicomica nella quale, essi soltanto, sono rimasti esempio di dignità a fronte del comportamento inadeguato e buffonesco dei membri del governo italiano.

lunedì 31 dicembre 2012

Menomale, perchè...

Il governo è Monti è finito. E menomale! Ministri, tecnici e ministranti termineranno in anticipo il loro mandato dedicandosi all'ordinaria amministrazione e non alla straordinaria distruzione. Il merito di aver posto fine all'opera dei tecnocrati va a Silvio Berlusconi, e allora: meno male che Silvio c'è! E' finita, fortunatamente, la pericolosa subalternità politica del governo italiano nei confronti della politica economica tedesca ed è terminata l'innaturale alleanza politica con i paesi nordeuropei, così lontani dalle esigenza, dalla tradizione e dalla naturale collocazione mediterranea dell'Italia. La fine del "governo dei tecnici" ha ridato spazio e spessore al ruolo della politica che è tornata a discutere di programmi, di alleanza, di identità, lasciando momentaneamente da parte tagli e spread. Sono salve anche le province che i professori volevano riformare e che invece, per qualche anno almeno, rimarranno al loro posto. Le province sono l'espressione delle istituzioni più prossima ai territori, sono il riferimento più vicino agli amministrati e, se fossero dotate di adeguati strumenti e risorse, da reperire magari abolendo le regioni, potrebbero svolgere efficaciemente il ruolo di raccordo fra lo stato centrale e le realtà locali. Le fine del governo le ha salvate, e menomale! Anche il famigerato spread, arma di ricatto dell'Europa e della finanza speculativa sul governo italiano, sembra aver beneficiato della fine dell'era Monti, passando dai 351 punti del 10 dicembre agli attuali 290 in soli venti giorni. Che forse forse il ruolo dell'esecutivo sia del tutto irrilevante ed i mercati fanno comunque quelle che vogliono?
Le tasche degli italiani sono più leggere ma nessun miglioramento si è registrato nella vita del paese, e allora, dal momento che qualcosa di buono i tecnici l'hanno fatta solo andando via, menomale che è finita!

giovedì 20 dicembre 2012

Aversa, Immagini di una Storia


Mostra fotografica con immagini d'epoca sulla storia cittadina organizzata dal gruppo Amici per Aversa.
Presso il salone del complesso San Francesco in piazza Don Diana - sabato 22 dicembre, inaugurazione ore 17.30 con degustzione di prodotti tipici, chiusura ore 22.00 - domenica 23 dicembre, ore 10.00-13.00 / 17.00-22.00