sabato 13 febbraio 2010

Addio a Pio Filippani Ronconi

tratto da "Rinascita", Matteo Mascio

All'eta di ottantanove anni si è spento a Roma il professor Pio Filippani Ronconi, orientalista di fama internazionale. Nato da una famiglia della classe patrizia romana fu inghiottito dagli avvenimenti della guerra civile spagnola dopo la fucilazione della madre ad opera delle milizie repubblicane. Allo scoppio della seconda guerra mondiale si arruolò tra gli “Arditi” e dopo l'8 settembre 1943 aderì alla Repubblica Sociale Italiana come volontario nel battaglione “Degli Oddi” della “Legione SS Italiana”, meritandosi una Croce di Ferro di II classe germanica per le sue gesta durante i combattimenti nella battaglia per la difesa di Nettuno. Occasione nella quale gli italiani arruolati tra le fila delle formazioni tedesche dimostrarono il loro valore ritardando l'avanza degli eserciti alleati, sforzo che non passò inosservato e consentì ai legionari di fregiarsi delle rune SS sul classico sfondo nero, una concessione del Comando tedesco che li integrò ufficialmente nelle Waffen SS, le armate internazionali che prestarono servizio al fianco della Wehrmacht. Un apporto per nulla marginale che si rivelò fondamentale su molti teatri, specie sul finire della guerra. Furono infatti gli “stranieri” a difendere una Berlino stretta nella morsa dell'Armata rossa.
L'esperienza nelle SS fu sempre ricordata in modo mesto da Ronconi, senza nostalgia o fanatismo. In occasione di un'intervista spiegò che la sua era stata una scelta quasi obbligata, per lui, patrizio romano, era l'unico modo per rispondere al tradimento dell'armistizio e alla fuga del capo delle forze armate – il re Vittorio Emanuele III – tra le braccia di americani ed inglesi. Eppure la sua decisione, dettata da un senso dell'onore profondamente radicato, costò cara a Ronconi. Il suo passato divenne ad esempio motivo per sospendere sine die la sua collaborazione con la terza pagina del Corriere della sera. Via Solferino non poteva permettersi di ospitare un “nazista” nelle pagine della cultura, anche grazie ad un duro comunicato del Comitato di redazione il professore fu cacciato senza appello. I soliti benpensanti pronti a difendere la libertà di espressione e i valori della democrazia in tutte le loro declinazioni riuscirono ad impedire ad un accademico settantenne di spiegare le usanze dei samurai giapponesi o i riti per celebrare il capodanno lunare nella Cina imperiale. Eppure il suo curriculum avrebbe dovuto impedire che qualcuno potesse solo accennare la minima polemica. L'ex militare fu infatti professore ordinario di Religioni e Filosofie dell’India, professore incaricato di Lingua e Letteratura Sanscrita, già professore straordinario di Dialettologia Iranica, e precedentemente incaricato di Filosofie dell’Estremo Oriente all’Istituto Orientale di Napoli. Fu anche dottore honoris causa di Teologia e Scienze dell’Islam presso l’Università di Teheran (unico occidentale insignito di tale riconoscimento); dottore sempre honoris causa in Filosofia della Storia grazie al riconoscimento dell’Università di Trieste.
Quale docente e storico delle religioni, ha sviluppato ricerche sulle sette gnostiche in India e Tibet e sui movimenti mistici ed eterodossi nell’Islam orientale, specialmente in Persia. Ha indirizzato i propri interessi verso la fenomenologia religiosa, dello Yoga e dello Sciamanesimo, argomenti sui quali ha pubblicato vari scritti. Fra le sue attività, si ricorda la sua partecipazione alla spedizione in Marocco, promossa dalla Fondazione Ludwig Keimer, che portò alla scoperta dell’antica città di Sigilmassa. Nel corso della sua esistenza ci pensò anche la magistratura a mettergli i bastoni tra le ruote. Suo malgrado fu coinvolto nell'inchiesta sulla strage di piazza Fontana per via del suo intervento pronunciato durante il convegno all'hotel Parco dei principi del 1965. Le successive indagini esclusero però qualsiasi forma di coinvolgimento nella pianificazione della cosiddetta “strategia della tensione”. I suoi approfonditi studi sui culti tradizionali lo portarono sicuramente a non temere la morte. Ci piace quindi ricordarlo con un suo motto che testimonia quanto fosse vivido l'ardimento nel suo animo: Viva la muerte!

http://www.rinascita.eu/index.php?action=news&id=732

POSSA L'ANIMA SUA RICONGIUNGERSI ALL'ARMONIA DELL'UNIVERSO

mercoledì 10 febbraio 2010

lunedì 28 dicembre 2009

Gaza un anno dopo

Il 27 dicembre di un anno fa iniziava l' operazione "Piombo Fuso", violenta aggressione sionista alla Striscia di Gaza, ennesimo crimine di uno stato illegittimo nel colpevole silenzio della comunità internazionale. Un massacro di civili inermi, donne, bambini, operatori sanitari protrattosi per più di venti giorni che ha arrecato danni incalcolabili alle città della Striscia ed alle già provatissime capacità economiche dei suoi abitanti. Ad un anno di distanza il ricordo di quei massacri è sbiadito, anzi, si fa di tutto affinchè scompaia definitivamente, come dimostra il recente intervento normativo del governo britannico volto a realizzare un ennesimo funambolismo giuridico per tenere al riparo dalla giustizia Tipzi Livni, all'epoca ministro degli Esteri di Israele e principale responsabile della mattanza; e invece è bene che l'occidente ricordi, è bene sapere il prezzo pagato dall'umanità alla cupidigia israelitica. Le cifre dell'attacco sono drammatiche: 1366 morti, la stragande maggioranza civili e personale non resistente, oltre 5000 feriti, 50.000 sfollati, circa 3500 case distrutte, un numero elevatissimo e imprecisato di edifici pubblici danneggiati o disrtutti, 1 milione di Kg di bombe sganciato su Gaza e gli altri centri della Striscia, circa 200 feriti morti nelle settimane successive ai bombardamenti per l'impossibilità di portare cure adeguate. La sproporzione delle forze in campo è stata elevatissima, contro nuclei disorganici di truppe appiedate palestinesi non eccedenti le 18.000 unità totali, totalmente privi di artiglieria pesante e mezzi corazzati, con una insufficiente dotazione veicoli, l'esercito israeliano ha schierato circa 200.000 effettivi supportati da colonne corazzate, elicotteri d'assalto e caccia F16 effettuando anche azioni di bombardamento dal mare con la propria flotta da guerra.
La condotta israeliana si è sviluppata in dispregio delle convenzioni internazionali, sia nelle settimane precedenti l'attacco con la sistematica violazione della tregua siglata nel mese di luglio, sia durante l'operazione "Piombo Fuso" con l'uso di ordigni al fosforo bianco ed il cannoneggiamento di installazioni ONU nonchè l'aggressione indiscriminata e deliberata alla popolazione civile.
Una sanguinosa carneficina che lorda le nostre pigre coscienze di europei moderati, che ci addita l'orrore che da cinquant'anni ci ostiniamo a non vedere; i popoli gemono sotto il tallone della tirannide dell'oro, e il grido di dolore dei palestinesi risuona sordo nelle nostre menti.

mercoledì 4 novembre 2009

CIVIUM LIBERTATI PATRIE UNITATI




Il 4 novembre è l'unica data idonea a rappresentare gli italiani tutti ed il loro spirito nazionale. Mentre ancora siamo incancreniti nel celebrare infauste date di divisione (25 aprile, 2 giugno, 8 settembre) con assoluta miopia storica e scarso senso patriottico, il giorno simbolo del trionfo dell'italianità langue nella semi-indifferenza. E' giunto il momento di ripristinare la festività nel giorno della vittoria nella Grande Guerra, guerra di completamento dell'unità e dell'indipendenza nazionale, celebrando finalmente non le idee politiche, non le meschine macchinazioni del potere, ma una sola grande idea: l'ITALIA,




sabato 10 ottobre 2009

....e l'anno prossimo pure Santo!




Non so se stia sprofondando nel ridicolo o sguazzando nello squallore, ma l'assegnazione del premio Nobel per la Pace a Barack Obama non merita di passare sotto silenzio. Che il premio intitolato al dinamitardo fosse un gingillo di relativo valore lo si era capito da un pezzo, ma che si potesse aggiudicarselo facendo un dolcissimo niente è una sorpresa. Fino ad ora l'unico merito di "Mr. President" è quello di essere il primo presidente di colore degli Stati Uniti (per altro non è nemmeno afroamericano, non avendo nulla a che vedere con gli schiavi delle piantagioni), a parte il fatto che dopo due presidenze repubblicane i democratici avrebbero vinto le elezioni anche se dall'altra parte fosse stato candidato Gesù Cristo, altre motivazioni che gli valgano il premio non riesco proprio a trovarle: in Iraq le truppe americane ci sono e ci resteranno per parecchio ancora, in Afghanistan aumenteranno addirittura; il campo di concentramento di Guantanamo è ancora in funzione, col suo carico di catene "democratiche" e di sopraffazioni; in Palestina i massacri continuano senza rallentamenti e senza che dalla Casa Bianca traspaiano soverchie preoccupazioni. Si sono sprecati in questi mesi gli elogi all'abbronzato presidente USA, profeta del nuovo corso mondiale dopo il demoniaco Bush, ma non mi sembra che qualcuno abbia ricordato che l'attuale amministrazione americana non ha alcuna intenzione di abbandonare la pratica delle extraordinary rendition, in sostanza azioni di arresto e deportazione di individui di cui si "sopetta l'ostilità", azioni per le quali in Italia sono attualmente a giudizio l'ex Direttore del SISMI e diversi agenti speciali italiani ed americani, mentre da parte dei falliti leader della sinistra nostrana si esalta il "modello Obama".
Mi rifiuto di credere che siano bastate le banalità rifilate agli arabi in Egitto tempo addietro e ripetute al mondo intero all'ONU nelle scorse settimane a convincere gli accademici di Svezia, frasi sullo stesso tenore del "damose da fà, volemose bene" di wojtyliana memoria. Come può non risultare sinistramente ridicolo un premio per l'impegno nel costruire la pace ad un personaggio che solo una decina di giorni fa minacciava di bastonare l'Iran a suon di missili? Come può far esultare i pacifisti un capo di stato che definisce il governo cinese "democratico e rispettoso dei diritti umani" e si rifiuta, in nome della ragion di stato, di incontrare il Dalai Lama? La carriera del figlio del donnaiolo kenyota Obama senior procede talmente speditamente che di sicuro nei prossimi dodici mesi vedremo i cartelli "yes we can" e "saint now" campeggiare a piazza San Pietro, laddove il Papa, o magari un prelato africano - se la provvidenza vorrà - annuncerà la chiusura del processo di canonizzazione in vita del buon Obama, cui si eleveranno prontamente cattedrali e cori gospel,...... evviva il mondo! evviva Obama! In attesa di quel momento, cominciamo a preparare le preghiere da scrivere sui santini.

mercoledì 23 settembre 2009

HIC MANEBIMUS OPTIME





NAPOLI – Nella notte tra sabato 12 e domenica 13 settembre alcuni membri di “CasaPound Napoli” e dell’associazione Culturale “Stupor Mundi” hanno occupato un ex monastero, in totale stato di abbandono, nel quartiere Materdei, presso la salita San Raffaele. L’occupazione nasce per lanciare un forte segnale al Comune di Napoli, colpevole di aver lasciato in stato d’abbandono questo ed altri edifici con grande potenzialità sociale ed abitativa, e per promuovere la riqualificazione dello stabile che, secondo le intenzioni degli occupanti, da fatiscente struttura in disuso dovrà diventare centro di aggregazione e promozione culturale del quartiere, situato a metà tra la parte bassa della città e la collina del Vomero.
È infatti allo studio la possibilità di organizzare corsi di doposcuola e di informatica gratuiti per la gente del posto. E questo solo per iniziare. Numerosi, infatti, dovrebbero essere i modi di utilizzo della struttura, che fungerà anche da luogo di ritrovo delle associazioni occupanti. Quando i piani superiori dell’ex-convento verranno resi vivibili potranno ospitare la gente del posto senza casa e gli studenti universitari costretti ad affittare camere per seguire i corsi dei loro atenei. Al centro andrà il nome di HMO, dall’acronimo della frase liviana e dannunziana Hic manebimus optime, qui rimarremo ottimamente.
I gruppi di CasaPound e StuporMundi sono i primi della destra radicale ad occupare stabili nella città di Napoli. Ed è anche per questo che la sinistra è insorta, sia a livello istituzionale, con le pressioni all’interno del Comune per sgombrare la struttura, sia a livello di militanza attiva, con l’organizzazione di un presidio antifascista presso la stazione metropolitana dello stesso quartiere, in programma nella giornata di venerdì, volto a scongiurare la presenza di una base razzista ed omofoba nel cuore della città. Ma a dispetto di tutto, gli immigrati indiani che vivono in salita San Raffaele ancora non hanno subito attacchi, né hanno da lamentarsi di alcunché. Inoltre gli abitanti del posto hanno cominciato a simpatizzare per gli occupanti. Forse, tra la dimenticanza e l’indifferenza generale delle Istituzioni, hanno pensato che solo grazie all’azione di forza di questi ragazzi la loro zona possa ricevere benefici.