Essere famiglia è un conto, sentirsi una famiglia è altro. Se si parte da questo semplice concetto sarà più agevole districarsi nel mega-guazzabbuglio di parole spese in questi tempi sull'idea stessa di famiglia. La famiglia è qualcosa di preesistente alla sua regolamentazione, è un termine che, nella Roma antica, indicava l'insieme di persone legate ad uno stesso nucleo parentale, anche in assenza d'un vincolo biologico, infatti della "familia" latina facevano parte anche adottati, servi, ospiti fissi; tutte queste persone aggiungevano, anzi, sovrapponevano, la condizione di "gruppo" di "famiglia" alla loro condizione di individui singoli. Nel diritto italiano si è trasferita questa idea, cioè che il singolo trova una nuova e più articolata collocazione nell'essere membro d'una famiglia, e pertanto, poichè innegabilmente l'ambiente familiare costituisce il fondamentale nucleo sociale ad esso sono garantite particolari tutele e riconosciuti specifici diritti. Ecco, diritti, una specie di parolina magica che tutti usano, il più delle volte a sproposito: esistono diritti della persona e diritti della condizione, vale a dire che alcuni diritti (ad esempio la salute, l'incolumità, la proprietà, la libertà d'espressione) sono garantiti alla persona in quanto tale sin dal momento della nascita, o sin dal momento in cui decide di esercitarli; cosa diversa invece sono i diritti attribuiti alla persona in relazione alla funzione sociale che svolge o al possesso di peculiari requisiti (ad es. l'elettorato attivo può essere esercitato al compimento del 18° anno, l'insufficienza del reddito da' diritto ad agevolazioni fiscali, l'essere magistrato da' il diritto di limitare la libertà personale dei cittadini), che dunque possono essere esercitati soltanto se sussistono determinate condizioni. Sbaglia perciò chi richiede diritti che spettano a chi si trova nella condizione di coniuge pur non essendolo. E' ovvio che vi sia una percezione di famiglia, che cioè un uomo ed una donna, magari con dei figli si sentano e si comportino come una famiglia, ma non lo sono! Giuridicamente non lo sono. Non sono una entità unica innanzi al diritto, sono e restano dei singoli, pur se legati da un vincolo affettivo o biologico, poichè manca loro una sanzione ufficiale che certifichi la rilevanza pubblica di quel vincolo. Chi sceglie una libera convivenza non rappresenta, agli occhi dell'ordinamento, un gruppo, un nucleo, stabile, essi restano singoli individui. Altro discorso per le coppie omosessuali, in quei casi manca, per incontrovertibile condizione naturale, la possibilità di assolvere la funzione principale del matrimonio: la generazione di figli, per cui non ha senso il matrimonio stesso, non ha senso concedere tutele estese ad una unione socialmente inutile. Ciò non vuol dire che non debba essere regolata la condizione delle unioni fra persone dello stesso sesso, ma questa regolamentazione deve avvenire tenendo presente la natura di tali unioni e soparattutto non deve scimmiottare lo schema della famiglia giuridicamente intesa. E' la nostra stessa Costituzione ad affettuare il discrimine, riconoscendo dignità di essere tutelata soltanto alla famiglia fondata sul matrimonio eterosessuale e attribuendo ad essa il ruolo di cellula primigenia della società, intervenendo a modificare scriteriatamente questa cellula si compie un attacco diretto alla nostra società, con conseguenze incontrollabili.